sabato 5 luglio 2008

E PER L'OTTAVA VOLTA ECCOMI LI'...

Ieri sera. San Siro. Tra i 65000 scatenati c’ero anch’io.

“Leggero, nel vestito migliore, nella testa un po’ di sole ed in bocca una canzone” canta lui, ed è proprio così che io in quel momento mi sento: leggera, libera e piena di energia.

Le ore trascorrono, di canzone in canzone, ed io mi vedo sfrecciare il passato, di momento in momento, davanti agli occhi, con il cuore strabordante di emozioni. Tutte le volte che sento Ligabue suonare dal vivo è così: le canzoni che di anno in anno mi hanno fatto compagnia ritornano a essere pezzi di vita e io mi ritrovo a essere non solo la me di oggi, ma anche (forse soprattutto) quella ragazzina estasiata e sognatrice di qualche anno fa… Mi rendo conto, la cosa è alquanto patetica, ma che ci posso fare???

Poi il sipario cala, lo stadio si svuota, la notte avanza. Il tempo del sogno è finito: la realtà bussa prepotentemente alla porta ed io sono costretta a riaprirle.

Oggi è il day after e, pur se in compagnia di quella sottile vena malinconica della serie “oddio, quanto sta passando il tempo, ma che fretta c’ha?”, sono felice di come sto imparando a districarmi nelle insidie del presente e degli sforzi che sto facendo per costruirmi un futuro che nei miei desideri non è più tutto zuccherini e cuoricini, ma da DONNA LIBERA.

Speriamo che tutto ciò non rimanga un tentativo vano! In questo momento il pessimismo che provo sulla situazione della bella Italia è cosmico, e la mia aspirazione numero uno (accantonata l'idea del giornalismo, sono tornata a concentrarmi sulla mia intuizione iniziale), quella di essere un giudice, è messa alla prova dalla voglia che ogni tanto mi prende di fare le valigie.

Speriamo anche che abbia ragione il Liga quando ci dice che “questo paese non è di chi lo governa ma di chi ci abita”: le luci si abbassano, le note si alzano e i volti di grandi uomini italiani proiettati sul maxi schermo catturano l’attenzione di tutti… Forse qualcosa da salvare ancora c’è.

giovedì 5 giugno 2008

ITALIA MEDIEVALE

E’ questa la rattristante immagine che il nostro Paese suscita all’estero. Gli occhi di una giovane ricercatrice che scrive a Napolitano dall'Inghilterra vedono la sua terra così:

Carissimo Presidente,

sono un'italiana residente all'estero ormai da diversi anni, ma nonostante questo sono sempre stata attaccata alla mia cara Italia. I suoi colori, la creatività, la vivacità, genuinità e ospitalità della nostra gente sono tutte cose che fino a pochi giorni fa venivano decantate all'estero come marchio dell'essere italiano e che tanto mi rendevano orgogliosa.

Come può ben immaginare, continuo a seguire tutti i fatti di attualità, di politica, di cronaca che riguardano il nostro Paese, e mi creda, mi rattrista dover confessare a Lei e prima ancora a me stessa che mi vergogno dell'Italia ritratta in questi giorni su tutte le prime pagine dei giornali nazionali e internazionali.

Signor Presidente ma che succede? Dove è finita la succitata "ospitalità" degli italiani? E' davvero possibile che il sentimento più forte che emerge nella popolazione sia ormai la paura dello straniero, del migrante, dell'immigrato?

La sicurezza è certamente un problema serio, ma non penso che il modo giusto di risolverlo sia quello di alimentare la paura e l'intolleranza nei confronti di persone comunitarie ed extracomunitarie. Piuttosto penso che una più attenta politica di integrazione sociale sia la soluzione al problema dell'Immigrazione che a mio avviso, non coincide (come il governo vuole far credere) con il problema della Sicurezza.

Siamo in EUROPA e credo sia assurdo leggere ancora sui giornali, titoli come "ragazza italiana violentata da un romeno". Con questo non voglio sminuire affatto la bruttura del reato, mi auguro soltanto che la giustizia faccia il suo corso indipendentemente da chi lo ha commesso. Quindi mi chiedo quale sia il bisogno di sottolineare la diversa nazionalità?

Sono una ricercatrice e il mio lavoro mi ha dato la possibilità di uscire fuori dai "nostri confini" e mi creda non ho mai trovato tanta intolleranza come quella che sta nascendo e che si sta alimentando negli ultimi tempi in Italia.

Adesso sono in Inghilterra e come lei sa qui di immigrati (comunitari ed extra comunitari) ce ne sono tanti, ma così tanti che non si può più fare una distinzione. Per farle solo un esempio, a Pasqua ero ad Oxford e in Chiesa ho assistito ad uno spettacolo meraviglioso: c'era tutto il mondo rappresentato in quella piccola Chiesa Cattolica. Mi colpì e mi commosse la diversità dei colori della pelle, dei costumi, ma al tempo stesso l'omogeneità e la coralità di tutte quelle persone. Mi chiedo quando in Italia sarà possibile respirare quella stessa atmosfera di integrazione che si trova ormai nel resto d'Europa?

Signor Presidente spero tanto che Lei non permetterà al presente governo di inasprire i rapporti tra gli italiani e gli immigrati, spero che Lei alzi la voce davanti a ministri che giustificano e incitano alla pulizia dei campi rom, spero che Lei faccia tutto quello che è in suo potere per rendersi portavoce della necessità di migliorare la politica di integrazione sociale di cui l'Italia ha oggi bisogno per confrontarsi alla pari con il resto del mondo e d'Europa.

Fiduciosa nella sua persona e nell'importante carica istituzionale che lei ricopre, la ringrazio per la sua attenzione e le auguro buon lavoro.

Cordiali saluti,

Maria Vinci

 (31 maggio 2008) Lettera pubblicata su Repubblica.

 

Qui in Brianza, e probabilmente anche nel resto d’Italia, il clima, complice di primo grado il neo Governo, sta cominciando a diventare surreale: le colpe di tutti i problemi dell’Italia vengono scaraventate come macigni sulle spalle degli extracomunitari. Non solo uomini egoisti terrorizzati dal futuro incerto, ma anche quindicenni convinti seguaci del Senatur e madri di famiglia che urlano alla pulizia etnica dei Rom stanno letteralmente prendendo il sopravvento.

E’ mai possibile che questa gente, malata del germe della xenofobia, non riesca a guarire?

E’ desolante guardarsi attorno e constatare che la storia, a molti, non abbia insegnato nulla…

 

 

domenica 25 maggio 2008

NO PREJUDICE

E se lasciassimo da parte tutti quei pregiudizi che ci attagliano la mente, avventurandoci in acque sconosciute, quante esperienze costruttive riusciremmo a vivere? Secondo me infinite… Nei miei modesti ventidue anni di vita ho scoperto che abbattere i pregiudizi è una delle azioni più difficili che la mente umana, almeno la mia, è in grado di compiere. Nonostante questo, io ci provo, persevero e non mi arrendo… A volte il risultato è pessimo, altre volte essere pronti a cambiare opinione è una scoperta meravigliosa, ancora più entusiasmante perché inaspettata. L’espressione più vera del tanto abusato termine LIBERTA’. Abbattere i nostri pregiudizi, quelli che razionalmente si rilevano ingiustificati rispetto al nostro modo di essere, è secondo me l’unico modo per vivere veramente senza barriere.

Tra vent’anni rimpiangerai le cose che non hai fatto più di quelle che hai fatto. Quindi vai di bolina. Lascia il porto sicuro. Spiega le tue vele al vento. Esplora. Sogna. Scopri.

Mark Twain

P.s. Lasciando da parte tutti i miei vecchi rancori nei confronti di Twain e del suo Huckleberry Finn che all’orale di maturità mi ha fatto sudare sette camicie, questa volta non posso far altro che inchinarmi davanti alla saggezza dell’intellettuale.

venerdì 9 maggio 2008

DADDY'S TEOREMA

Anni: 12.

Scuole: medie.

Prima cotta, stranamente iniziata male e finita bene (unico episodio di tal guisa nella mia ormai più che ventennale vita). Lui ai miei occhi era la perfezione impersonificata: sguardo penetrante e misterioso al punto giusto. (Oggi mi chiedo che cacchio avessi nella testa, ma va beh… su questo sorvoliamo che è meglio!).

Quando ancora lui non mi calcolava di striscio e se la faceva con la mia amica di allora, mio padre, guardando il mio musino triste, senza che io avessi mai spiaccicato mezza parola riguardo alla mia cotta, mi fa (grazie ai suoi superpoteri telepatici):

“Non prendertela ciccia, non essere triste. Non lo sai che se A ama B, al 90%, B ama C e C ama A???”

Anche stavolta, guarda un po’, mi tocca dargli ragione!

Mi faccio piacere sempre gli uomini sbagliati! Chissà perché, ma me li vado a cercare con il lanternino…

Magari se mio padre non avesse portato così iella, qualche volta in più in quel ristretto 10% avrei anche potuto rientrarci...

martedì 6 maggio 2008

IL QUARTO STATO

Una cosa è certa.

Quando avrò una casa tutta mia, la stampa di questo dipinto campeggerà in bella vista.

Nella sana, civile, preziosa protesta dei personaggi del quadro vedo molta umiltà, un'umiltà da cui voglio prendere esempio e che troppo spesso al giorno d'oggi scarseggia, non solo tra i politici, ma anche tra quei molti cittadini tanto pretenziosi verso lo Stato, ma anche tanto restii a compiere i propri doveri, fiscali e non.

Tra un po' si ricomincerà a parlare di condoni e di tutto il resto, le pretese dei menzogneri saranno accolte e la voce degli onesti affossata.

Non ci posso pensare...

venerdì 2 maggio 2008

TWO YEARS AGO

Quando questa data, il 2 maggio, non significherà più niente per me potrò finalmente convincermi che la mia vita è cambiata, davvero e definitivamente.

Anche quest’anno non posso fare a meno di rimembrare che momento difficile ho trascorso di questi tempi due primavere fa. Credo, per l’unica volta nella mia vita, di avere provato dolore: una sensazione lacerante di smarrimento e incredulità che si è protratta per parecchio tempo.

E’ stato lì che ho cominciato ad avere la consapevolezza di valere qualcosa come persona. Rispetto alla bassezza e all’infamia che si è nascosta tra i miei affetti più insospettabili mi sono sentita pulita, e orgogliosa della mia sincerità. Forse non mi sono mai perdonata l’ingenuità che mi ha fatto credere a tristissime menzogne e che ha permesso di lasciarmi ingannare nel modo più infido possibile, ma questa è un’altra storia.

Dopo momenti complicati, in cui stati d’animo contrapposti si sono altalenati (per la verità è stata una sensazione di tristezza a prevalere), ho recentemente creduto di aver raggiunto un equilibrio. Per un po’ ho pensato che tutto si stesse incanalando nella direzione giusta; mi sbagliavo. Oggi chiamo quell’equilibrio di ieri rassegnazione. Per il mio presente ho deciso si aspirare al meglio: mi sono stufata di accontentarmi.

Ed è così che bramo, desidero dimenticare la sofferenza e provare emozioni.

Forti.

 Vibranti.

Emozioni che mi facciano ricordare quanto la vita possa essere sorridente.

 

 

mercoledì 30 aprile 2008

IRONICHE OMELETTE

“Quando entrerai in casa mia all’apparenza troverai sempre mia madre che sforna omelette e sorridente ti offre una coca. Mio padre invece sarà seduto davanti alla tv e beatamente ti chiederà come hai passato la giornata”.

Citazione tratta da un momento di reciproci sfoghi sui piccoli drammi quotidiani, familiari e non.

Io, che quando c’ho da sfogarmi divento più pesante di una macigno (la mia espressione si fa seria e i miei sproloqui diventano interminabili), non posso far altro che ammirare chi, diversamente da me, riesce ancora a non prendersi troppo sul serio, ridendo dei propri problemi e riuscendo a strappare anche agli altri una grassa risata.

Quella di saper sdrammatizzare è un’arte non da tutti. Complimenti!

lunedì 28 aprile 2008

LA VITA E' COME UNA SCATOLA DI CIOCCOLATINI

Eventi inaspettati li ho già vissuti, peccato siano stati un po' troppo traumatici...

Perché le sorprese invece, quelle piacevoli intendo, faticano tanto a passare anche da qui??

Io attendo fiduciosa, la fase di Quiete dopo la tempesta finirà anche per me prima o poi...

E poi Forrest ha ragione, niente si può prevedere a tavolino: forse è ora di smetterla di essere così impaziente!

martedì 22 aprile 2008

PERSONALITA' MULTIPLE

Ufficialmente il mio nome è uno: Paola. Lineare, sobrio, asciutto, scelto per queste caratteristiche dai miei genitori super-seri che ne vanno fieri.

Ufficiosamente ho più nomi io di Asia Argento, che all’anagrafe è registrata come Asia Aria Anna Maria Vittoria Rossa (povera stella!).

Grazie agli amici fuori di testa che mi ritrovo il risultato è che a seconda delle situazioni mi ritrovo a essere chiamata:

Polla, a volte abbreviato in Pol, che a dire la verità, nella cerchia degli amici ha sostituito il mio nome vero da una decina d’anni ormai.

Pollacentrica. Personalizzazione di “egocentrica”, usato quando rendo l’umanità partecipe del mio mondo e delle mie (pseudo!)convinzioni.

Polla al ca**o. Usato quando faccio innervosire e quando divento “pesante”, sentirmi chiamata così mi fa imbestialire. (Da apprezzare la finezza che ci contraddistingue).

Oceano Pacifico. Per contraddistinguermi da quelle “pozzanghere” che non riescono ad apprezzare canzoni tipo “La donna cannone” o altre perle simili.

Giugu. Pare che quando m’innervosisco il malcapitato che ho sottotiro in quel momento corra il rischio di essere assalito alla giugulare quando meno se l’aspetta.

A questi se ne aggiungono svariati altri usati nelle situazioni più disparate…

Spero che poi, andando avanti di questo passo, qualcuno non si lamenti se con il tempo inizierò ad avvertire qualche disturbo della personalità!

mercoledì 16 aprile 2008

SALUTO L'INVERNO

Il sole di Primavera ha illuminato la giornata. Ora che sta arrivando sera invece il cielo è scuro e sembra che stia per portare con sé uno di quei temporali rigeneratori che fanno bene alla terra; e non solo.

Di questi tempi in cui tutti abbiamo bisogno di un po’ di positività rigeneratrice vi regalo le parole di questa canzone. Il mio augurio è che quelli come noi possano raggiungere la primavera dello spirito anche in questo presente che tutto suscita, tranne che consolazione.

È bastata una notte da sola

Un risveglio da sola

Per sentire

Il profumo intenso dell'estate

Mi ritrovo a curiosare tra le pagine

Di un libro

Sull'interpretazione dei sogni

Sfuggendo vigliaccamente

Ad un allegro delitto e castigo

Ecco la novità

Al mio risveglio

È arrivata da un altro pianeta

Un'insolita ebbrezza

È la curiosità

Un fervido impulso

Il motivo di un viaggio perenne

Uno sguardo al di là

Del sistema solare

È passato l'inverno

Lasciandomi addosso il ricordo

Di un saluto

E il sapore incerto del passato

E non sono più legata

Alle abitudini di un tempo

E nemmeno malinconica

Ma vivo perfettamente

In equilibrio

Tra il cielo e l'inverno

Ecco la novità

Al mio risveglio

È arrivata da un altro pianeta

Un'insolita ebbrezza

È la curiosità

Un fervido impulso

Il motivo di un viaggio perenne

Uno sguardo al di là

Mentre saluto l'inverno

E l'attesa è insostenibile

Ecco la novità

Al mio risveglio

È la curiosità

Un fervido impulso

Il motivo di un viaggio perenne

Uno sguardo al di là

Del sistema solare

È la novità

Del sistema solare

È la novità

Del sistema solare

È la novità

Del sistema solare

È la novità.

 

Paola Turci

 

P.s. Un grazie a quel mio preciousamico, compagno di quotidianità e dell’avventura in rete, che ieri sera me l’ha fatta riascoltare.

martedì 15 aprile 2008

LA PRIGIONE IN CASA PROPRIA

Cittadini dalle coscienze svuotate.

Uomini e donne che ritrovano se stessi solo nella strenua difesa dei propri esclusivi interessi.

Annullamento degli ideali di giustizia vitali.

Terrore ed emarginazione del diverso.

 

L’Italia che ci aspetta sarà un paese barricato dentro se stesso e dentro i propri limiti, chiuso alle novità che la società moderna ci pone come sfida da vincere.


E’ davanti a questo scenario che forte diventa il mio desiderio di scappare per diventare cittadina di un mondo diverso in cui finalmente possa riconoscermi. Il mio pensiero va alla Spagna di Zapatero, alla cosmopolita Londra, agli Stati Uniti di Obama: realtà in evoluzione alla ricerca della luce.


Mentre il resto del mondo occidentale cambia per cercare di migliorarsi, l'Italia decide di rimanere la copia sbiadita di se stessa. Che amarezza.

 

 

domenica 13 aprile 2008

"OGGI POSSIAMO CAMBIARE IL PAESE"

Eugenio Scalfari


venerdì 4 aprile 2008

MAESTRO PEDRO

A proposito di autenticità, in quel capolavoro di Almodovar che si chiama “Tutto su mia madre”, si diceva:

La vera autenticità non sta nell’essere come si è, ma nel riuscire a somigliare il più possibile al sogno che si ha di se stessi”.

Scaricare le proprie frustrazioni sulla vita degli altri non è certo il modo migliore per affrontarle: questo a mio parere non significa essere autentici.

E allora stacchiamoci da quel cordone ombelicale che ci tiene uniti in modo simbiotico e ci impedisce di pensarci come persone che hanno modi di essere diversi l’uno dall’altro.

Coltivare i propri spazi individualmente, senza il timore di essere criticati, ci aiuterebbe a relazionarci in modo più costruttivo e a raggiungere quella meta a cui aspiriamo, non importa quale sia, facendoci godere il viaggio durante il quale tanto stiamo sudando.

mercoledì 2 aprile 2008

QUANDO A SAPERE DI MARCIO NON E' IL FIUME (ANCHE SE INQUINATO)

Costruire un sistema di difese mobili per evitare che le piene del piccolo fiume che scorre nella mia zona provochino dei danni alle abitazioni costruite a ridosso delle sponde.

Idea splendida (almeno in teoria).

In pratica i finanziamenti ottenuti dalla Regione saranno pari a 750.000 euro. Un’esagerazione.

I soldi sono necessari per risolvere il problema lungo un tratto di sponda non superiore ai 500 metri (e sto esagerando, probabilmente la lunghezza interessata dai lavori sarà molto minore).

Anche le persone un po’ ingenue come la sottoscritta, che è venuta a conoscenza della cosa perché spedita dal giornale ad assistere al sopralluogo organizzato dal Comune per l’approvazione del progetto, si sono rese conto che la cosa puzza di marcio e di quattrini spartiti sottobanco tra gli addetti ai lavori.

Evitando quei discorsi auto compassionevoli sulla pessima situazione della politica italiana, urlo a quelle persone che pensano che il Nord sia la parte migliore del bel paese che si sbagliano: nonostante la facciata di zona ultra civilizzata e popolata da persone lavoratrici e d’intelletto, si celano anche qui tanti mostri che sotto la scorza di uomini per bene, padri di famiglia colmi di valori lodevoli, nascondono un succo velenoso fatto di arrivismo e presunzione.

Fare la classifica tra ciò che è peggio e ciò che è meglio non è cosa… Qui, nonostante i giardini curati e il sistema della raccolta differenziata che funziona alla grande, spesso mettersi alla ricerca dell’autenticità è operazione troppo ardua.

 

 

 

 

 

 

sabato 22 marzo 2008

SOGNANDO L'ESTATE E... UN PIATTO DI LASAGNE

Un mese di dieta. Un mese non troppo spensierato, tra paranoie varie e sottile male di vivere, in certi momenti è venuta fuori la parte più pesante del mio spirito.

Ma oggi mi sento diversa, sento di potercela fare. Sono orgogliosa di riuscire a camminare sulle mie gambe. Loro qualche volta tremano, è vero, ma sento che non mi abbandonano: ormai sulla giostra del “ce la faccio da sola” ci sono salita e non ho intenzione di scenderci.

Sognando l’estate con le sue lunghe giornate di sole e le sue notti da vivere, oggi che finalmente la primavera timidamente si è affacciata anche qui, festeggio il piccolo traguardo: 6 chili non ci sono più e con loro se n’è andata anche un po’ di quell’insicurezza che mi fa spesso sentire di poco valore. Oggi mi voglio più bene di ieri, non per i 6 chili in sé (lungi da me l’idea del corpo che diventa un feticcio da adorare!) ma perché ho fatto qualcosa per far felice me stessa e nessun altro.

Le lasagne di mamma Lilly sono diventate un chiodo fisso… per ora però mi basta sognarle, come l’arrivo dell’estate. Adesso si pensa ad affrontare una Pasqua anomala, di studio e lavoro: Mercoledì esame in università, e da domani super lavoro al giornale locale con cui collaboro: il redattore ha pensato di andarsene in vacanza lasciando a me le incombenze delle festività… Massì, va bene così! A quelli come noi la vita ordinaria alla fine annoia…

 

 

venerdì 21 marzo 2008

SILENZI

Certi attimi silenziosi ce li ho stampati nella memoria come momenti preziosi in cui la vita ti vibra dentro.

Il silenzio di prima mattina della città innevata.

Il silenzio di una notte d'estate piena di stelle.

Il silenzio di certi sguardi tra amanti o amici che una parola sarebbe di troppo.

E poi silenzi, silenzi e ancora silenzi. Silenzi leggeri, silenzi che saziano, silenzi felici.

E poi c'è il silenzio dell'anima... Quel piombare nel buio che 40 minuti ti sembrano un'eternità.

E la luce ti sembra un traguardo irraggiungibile... Niente pensieri, niente di niente, solo desolazione...

Da momenti così ne esci ferita. E il buio comincia a far paura, talmente paura da lasciarti prendere dalla frenesia. Quella frenesia che ti fa perdere di vista la strada maestra verso il traguardo della completezza.

venerdì 14 marzo 2008

INNO ALLA DEBOLEZZA

Ok, il patetico momento di auto compatimento è finito. Dopo una cert’ora dovrò impormi di non scrivere alcun post… Il risultato è stato un pietoso e irritante vittimismo. Dovrò cercarmi un altro rimedio contro l’insonnia!

Comunque, posto che mi sono stufata di fare quella che si sente sbagliata rispetto a ogni cosa che pensa e fa, e posto che alla minestra riscaldata non ci crede più nessuno, men che meno la sottoscritta, ecco le considerazioni partorite alla luce del mattino:

Non rinnego quello che è stato e non rimpiango di aver passato con LUI cinque anni della mia per ora non molto lunga esistenza.

Urlo al mondo che al di là di quanto mi abbia fatto soffrire mi piace, quando c’incontriamo, far finta che il destino, la vita, la sua stronzaggine, non ci abbiano allontanato per sempre. Ma sì dai, ogni tanto, tuffarsi nel ricordo di quello che è stato e fantasticare, al di là di un minimo barlume di razionalità e senso della realtà, che per un momento tutto torni, pieno della magia che era, e ora non è più, fa bene e al cuore e alla mente e ti rimembra che sotto la scorza, dura da grattar via, anche tu hai uno spirito portato ad amare.

Se questo significa essere deboli, accetterò questa mia debolezza. Devo smetterla di atteggiarmi a donna forte e coerente: evidentemente non lo sono, e forse non voglio nemmeno esserlo fino in fondo.

E poi, come dice qualcuno, l’amore conta e, visto che, nonostante tutto, io e te ne abbiam vista qualcuna, vissuta qualcuna, ti dico: grazie per il tempo pieno, grazie per il te più vero, grazie per i denti stretti, i difetti, per le botte d’allegria, per la nostra fantasia.

 

 

CRONACA DI UNA SERATA INIZIATA BENE E FINITA MALE

E’ stata una serata felice, piena di quella complicità che solo tra preciousamici si può creare: film leggero, coca cola anch’essa light e tanta spontaneità che nei momenti positivi non può far altro che portare a un susseguirsi di quelle risate che dopo un po’ ti fanno venire il mal di stomaco.

Dopo lo scambio delle buonanotti (domani giornata di (pseudo) studio per tutti e tre) mi metto alla guida per tornare a casa, contenta di stare per un po’ in compagnia di quelle inseparabili compagne di viaggio che sono le mie amate canzoni. Adoro girare in macchina di sera tardi, con il volume della radio al minimo, e stare ad osservare la città che dorme.

E’ bastato un semaforo rosso e LUI, che il caso ha voluto fosse fermo nella corsia di fianco per scombussolarmi la nottata.

Una parte di me (quella più assennata) vorrebbe far finta di non conoscerlo ed evitare di rivolgergli la parola, l’altra, che ha sempre il sopravvento, non riesce a fare a meno delle sue attenzioni.

Il suo modo di fare mi fa illusoriamente sentire apprezzata e immancabilmente, invece di odiare lui per quello che mi ha fatto, arrivo ad odiare me stessa e la mia stupida insicurezza.

P.S. Chiedo scusa a quei lettori che, conoscendomi di persona, non ne possono più di sentir sproloqui di tal guisa, ma di cui ogni tanto non riesco a fare a meno…

giovedì 13 marzo 2008

I LOVE YOU BARACK

obama.jpg


“Non conosce paura l'uomo che salta

e vince sui vetri e spezza bottiglie e ride e sorride,

perché ferirsi non è impossibile,

morire meno che mai e poi mai”.

Francesco De Gregori – Pezzi di vetro.

 

Tifo per te, Obama. Mi ha appassionato la tua storia e sono convinta che con il tuo sorriso ispiratore di fiducia potrai fare molto per il futuro, non solo degli Stati Uniti, ma del mondo intero. Spero che la storia mi dia ragione.

Sei l’icona del cambiamento.

L’anello di congiunzione tra gli opposti (L’America e l’Africa).

Il segno concreto di un’emancipazione sociale che non può far altro che rendermi felice.

martedì 11 marzo 2008

GENERAZIONE ZERO

In questi giorni ho provato e riprovato a scrivere qualche post, risultato: il computer è stato invaso da molti documenti cestinati.

Sono confusa, e questa confusione mentale m’impedisce di buttare nero su bianco quello che sento.

Qualcuno ha detto che la nostra generazione soffre di un appiattimento emotivo che annulla la possibilità di godersi la vita. Condivido. E mi inserisco tra quelli che fanno fatica a lasciarsi andare alle emozioni.

Qualcun altro mi ha detto che la sensazione di benessere provata poco tempo fa è stata solo un’illusione. Condivido anche quest’opinione: non faccio altro che accontentarmi di quello che vivo senza riflettere troppo se quello che faccio è veramente congeniale alla mia identità.

Questo è per me un periodo di stasi e non riesco a trovare la soluzione che permetta di dare una scossa a questa esistenza piatta. Un passo l’ho fatto certo, almeno non provo più quel vuoto esistenziale che per un po’ mi aveva annichilita. Vorrei prendere in mano la mia vita e investire le mie energie di ventenne per costruirmi il futuro di persona adulta e realizzata: il passaggio dalle buone intenzioni all’azione è però molto difficile da mettere in pratica.

Di certo i tempi di oggi non mi aiutano: sono alla ricerca di un modo per avvicinarmi all’oscuro mondo del giornalismo. Escludendo i master che non posso frequentare se non dopo la laurea, l’unico mezzo che ho trovato per cercare di entrare in questo mondo è stato un corso d’introduzione al giornalismo, della durata di due giorni, indirizzato agli studenti. Bella idea! Peccato costi la bellezza di 259 euro, e francamente senza l’aiuto dei miei non me lo posso permettere. Se queste sono le opportunità offerte a noi, giovani senza raccomandazioni, non posso fare altro che lasciarmi prendere da una leggera dose di sconforto.

Mi affido alle parole di un filosofo, Umberto Galimberti, per esprimere il disagio di un’intera generazione che, forse a discapito delle apparenze, vive la propria giovinezza in una condizione di grande incertezza, soprattutto, almeno per quanto mi riguarda, sulla possibilità di vedere avverate le proprie aspirazioni.

“I giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.
Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma non sono tanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa”.

martedì 4 marzo 2008

FANTASMI ADDIO

Un panorama di montagna, il silenzio di una domenica sera in un paesino per turisti e una sigaretta fumata con tranquillità.

Tanto mi è bastato per capire che stavo bene: ieri ho constatato con stupore di essere felice, semplicemente felice. Per molto tempo non è stato così, mi sono infatti lasciata perseguitare da un passato invadente che mi ha impedito di concentrarmi sulle potenzialità che il presente mi offriva. Finalmente però, dopo tante paranoie e tanti vuoti da riempire, sono riuscita a vivere questa ultima settimana nel modo più intenso possibile provando una sensazione di benessere quasi dimenticata. Sono stata spontanea e brillante, e non c’è niente di più gratificante che sentirsi in pace con se stessi. (Chiedo scusa solo ai miei amici più cari per il leggero nervosismo dovuto ai cali ipoglicemici dei primi giorni di dieta!)

Nonostante le 1000 calorie al giorno che mi costringono a calibrare le energie da spendere e il leggero panico da cui sono stata assalita a causa dei molti impegni che negli ultimi 10 giorni non mi hanno lasciata respirare, l’avere ben presente  l’obiettivo da raggiungere e la consapevolezza di potercela fare mi fanno vedere tutto sotto una prospettiva diversa. Lasciata da parte la rassegnazione, sento di aver ripreso in mano le redini di quel complicato gioco che si chiama vita.

Ho finalmente preso una decisione difficile. Dopo aver pubblicato il post scriverò una lettera per chiudere definitivamente con il passato: la consegnerò a quei tanti fantasmi che, mascherati da persone per bene e dalle buone intenzioni, di tanto in tanto bussano alla porta del presente rischiando di tornare, dopo il dolore cha a causa loro ho provato, a farmi del male.  

martedì 26 febbraio 2008

CORAGGIO

Lei è una persona che ha carisma da vendere. Lei è una trascinatrice. La sua sottile intelligenza amalgamata all’umiltà e a una spiccata sensibilità la portano a essere amata e ad amare. Come diceva Dante “Amor ch’a null’amato amato amar perdona”, e in lei e per lei ho visto tutto l’amore possibile.

Negli ultimi tempi lasciandosi sopraffare dalla stanchezza (per ragioni assolutamente giustificabili) è stata triste, la rassegnazione sembrava aver preso il sopravvento. L’amore che aveva dentro è stato annebbiato da anni di sofferenza.

Adesso che è arrivato il momento di tirare fuori il coraggio è lì però: pronta ad affrontare per la seconda volta quel “male imprevedibile” con tutta la forza che può nascere dall’immenso amore per la vita a cui non vuole rinunciare. Non c’è nessuna sanguinosa battaglia da combattere, solo speranza con cui riempirsi il cuore. E lei questo l’ha capito fino in fondo, facendolo comprendere anche a me.


Ciò che tu hai dimostrato di avere è il coraggio autentico. 

Angela, grazie di cuore per l’esempio che mi hai dato.

 

lunedì 25 febbraio 2008

IO, UNA FIONA CHE FA I CONTI CON IL MONDO REALE.

Avete presente Fiona?? La consorte di Shrek dai! Beh, nonostante qualche chilo di troppo, non ho mai sentito nessuno criticare la sua bellezza… peccato che io, una pseudo sosia della bella Fiona, abiti nel mondo reale e non nel regno di molto molto lontano!

Non sono mai stata magra (o almeno così dicono). Affronto il problema di essere in carne da quando frequentavo la scuola materna. E sapete cosa mi sento dire da circa 20anni a questa parte?? “Hai davvero dei lineamenti piacevoli Paola e se fossi magra daresti del filo da torcere a un sacco di altre ragazze”.

 Sono state davvero poche le persone che nella vita mi hanno apprezzata per quella che sono, indipendentemente dalla mia ciccia di troppo. C’è chi dice che le donne in carne piacciano agli uomini più di quanto si pensi. Io non sono d’accordo: ho ricevuto mille e più complimenti per la mia scollatura e per il mio viso, ma sono state rare le volte in cui mi sono sentita dire di essere bella, a livello globale intendo (obiettivamente le avances non sono state molte, comunque lungi da me aspirare ad essere soltanto oggetto di godimento fisico!).

Di fronte a tutto ciò ho sempre mantenuto un atteggiamento di polemica criticando aspramente coloro che non mi apprezzavano per il solo fatto di non rientrare nei canoni ordinari di bellezza (Oggi le equazioni magro=bello e grasso=brutto vanno molto di moda…). Anzi, mi sono sempre sentita superiore rispetto a tutti coloro che investivano nel proprio fisico molte delle proprie energie puntando, per fare colpo, esclusivamente su quello o quasi. Mi sono sempre detta che come persona ero migliore di loro: io sì, dicevo, a differenza di molti una mente attiva ce l’avevo e ne andavo fiera. Mi bastava quello.

Adesso mi rendo conto di quanto la mia posizione sia stata sbagliata. La verità nuda e cruda è che io stessa non mi sono mai accettata, semplicemente mi accontentavo di quello che ero. La polemica è stata solo un alibi per evitare di guardare in faccia il problema: non ho mai avuto la forza di ammettere che quello del sovrappeso era un difetto da cui, con imponente forza di volontà, avrei potuto liberarmi.

Ora ci sto provando: ho cominciato una dieta con l’intenzione di impegnarmi, sopportando il peso dei sacrifici. Raggiungere la silhouette perfetta non è il mio obiettivo (delle persone che si accaniscono per essere fisicamente perfette continuo ad avere bassa considerazione: vedo in loro un vuoto umano che riescono a colmare solo raggiungendo la perfezione fisica). Il traguardo che mi prefiggo è un altro: arrivare a piacermi. Raggiungere la sicurezza in se stessi è l’unico modo per mostrarsi agli altri fino in fondo e dunque essere apprezzati. Ho capito che fino adesso mi sono nascosta non lasciando all’altro la possibilità di conoscermi: il mio è stato uno stupido atteggiamento di chiusura mascherato da finta superiorità.

E sì che io la superbia non la sopporto.

 

sabato 23 febbraio 2008

POMERIGGIO DI ORDINARIA PAZZIA

Oggi ho fatto una cazzata stratosferica, di quelle che potrebbero mandare a monte anni di psicoterapia, ogni tanto mi capita. La cosa più sconvolgente è però che in questo momento mi sento viva, terribilmente viva. Questa volta ho dato ascolto solo all’istinto, facendo esattamente quello lui mi diceva di fare (e c’è da crederci se dico che non mi è mai successo!).

Spero solo, quando l’adrenalina sarà uscita dal mio corpo, di riuscire a tenere a bada l’invadenza della ragione: in caso contrario potrebbe venirmi voglia di sbattere la testa contro il muro.

 

SAVIANO: LA FORZA DELLA PAROLA.

Di questi tempi in cui la disillusione è d’obbligo non si può far altro che inchinarsi di fronte a un uomo che ha avuto il coraggio di  entrare a fondo nel mondo della camorra e di denunciare, attraverso un libro intrigante e crudo che non a caso s’intitola Gomorra, il potere economico del “Sistema” a livello internazionale e di raccontare l’ideologia assurda di morte e vendetta alla base del potere dei clan camorristici  che ne costituisce la forza suprema.

Saviano ha 29 anni. E’ un ragazzo dunque, che come tanti altri è cresciuto in quelle terre della Campania dove il tasso di cittadini collegati in qualche modo ai clan mafiosi è altissimo, ma a differenza di altri ha avuto in sé la straordinaria forza di contestare pubblicamente i segreti di una terra dimenticata. E’ un ragazzo solo dal punto di vista anagrafico. Per il resto non si può parlare se non di un uomo da stimare che tra l’altro ha pagato la sua azione di denuncia con il caro prezzo della libertà ed è costretto, dopo il successo letterario che si è guadagnato, a vivere sotto scorta.

E’ a persone così che va tutta la mia ammirazione. In questa società di calciatori e veline i miei modelli li cerco in gente come lui. Loro qualcosa da dire ce l’hanno davvero, e lo fanno con umiltà.

venerdì 22 febbraio 2008

QUANDO FUORI FA FREDDO E L'AMICO TORNA QUELLO DI SEMPRE

Stasera ho fatto leggere il post del 15 Febbraio alla protagonista.  Avevo un po’ di timore a confessarle l’esistenza del blog per paura che rimanesse perplessa nel leggere ciò che avevo scritto (come dice lei sono sempre troppo tragica nell’immaginare le reazioni degli altri. Ma che ci posso fare se di fondo sono un’insicura?)

E invece è stato il modo che tanto cercavo per rompere le barriere.

La sincerità paga e sono contenta di aver recuperato quella sintonia che per un po’ avevamo perso.

 

 

giovedì 21 febbraio 2008

NOTE DI VITA

Invece le canzoni non ti tradiscono, anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le tue canzoni, quelle che per te hanno voluto dire qualcosa, le trovi sempre lì, quando tu vuoi trovarle, intatte; non importa se cambierà chi le ha cantate. Se volete sapere la mia, delle canzoni, delle vostre canzoni, vi potete fidare.

Tratto da –Radiofreccia-

Chi ha vissuto un momento difficile sa cosa vuol dire avere una canzone a fargli compagnia, può servire da consolazione o da mezzo utile ad esternare la tristezza del momento. E anche quando si vivono momenti di felicità la musica può diventare sottofondo per fissare quegli attimi nella memoria.

Tutto quello che succederà poi non è importante. Il momento vissuto è stato suggellato e ogni volta che certe note ritorneranno nelle orecchie si trasformeranno in battiti di vita vissuta.

Il potenziale evocativo delle canzoni è infinito. E’ la realtà, quella interna ad ognuno di noi, a plasmarle a farle diventare patrimonio unico, che tutti  possono coltivare: la musica parla un linguaggio immediato, tale da far sì che l’umanità intera possa comprenderlo.

E’ da un po’ di tempo che mi è tornata alla mente una canzone di Battisti che s’intitola Il leone e la gallina. Mio papà quando ero bambina era solito canticchiarmela. Se l’avessi ascoltata oggi per la prima volta non penso mi sarebbe piaciuta. E invece, pur essendo una sorta di filastrocca dal testo tutt’altro che emotivamente toccante, ogni volta ascoltandola è un’emozione che porta con sé un ricordo indimenticabile. E come questa tante altre, fedeli compagne di avventure.

 

martedì 19 febbraio 2008

LA LONTANANZA

Ho appena saputo che una persona a cui ho voluto sinceramente bene è malata, forse in modo grave. Era da tanto tempo che di lei non avevo più notizie.

Così come a lei, due anni fa ho detto addio a molte persone con cui avevo costruito un rapporto di sincero affetto. Sono uscita dalla loro vita forzatamente e all'improvviso, per colpa degli eventi che mi hanno fatto chiudere con il passato.

Oggi so che sta male e vorrei darle almeno una parola di conforto. E invece non posso, ogni mio gesto potrebbe essere frainteso e interpretato in modo sbagliato. Agli occhi di alcune persone potrebbe sembrare un gretto mezzo per raggiungere un secondo fine; e non voglio che un pensiero del genere sfiori lontanamente la mente di chi non mi ha mai meritata.

Farò finta di niente. Domani apparentemente sarà un giorno come tanti altri. Le starò vicino con il pensiero, il più possibile. 

E nonostante tutto starò vicina anche a lui, perchè in fondo mi dispiace che soffra. Non sono mai riuscita ad odiarlo e probabilmente mai ci riuscirò. Da tempo ha perso completamente la mia stima, ma non la mia anima. Quella no (purtroppo).

IN QUESTA NOTTE D'AUTUNNO

In questa notte d’autunno

sono pieno delle tue parole

parole eterne come il tempo

come la materia

parole pesanti come la mano

scintillanti come le stelle.

Dalla tua testa dalla tua carne

dal tuo cuore

mi sono giunte le tue parole

Le tue parole cariche di te

Le tue parole, madre

le tue parole, amore

le tue parole, amica

erano tristi, amare

erano allegre, piene di speranza

erano coraggiose, eroiche

le tue parole erano uomini.

(Nazim Hikmet)

 

Parole di una tale intensità non possono non essere assaporate. Mi fermo e lascio che il mio io si immerga nell’emozione che una poesia del genere riesce  a suscitare dentro di me.

Troppo spesso, presa dalla frenesia di un’esistenza complicata, mi chiudo in un atteggiamento autistico che non mi lascia la possibilità di emozionarmi.

Eppure a volta basta una poesia…

 …semplice e intensa allo stesso tempo. A tal punto da farmi tornare la voglia di amare.

E per un attimo tutte le paure svaniscono…