martedì 28 luglio 2009

LA LEI ZOPPICANTE

Ho visto donne che soffrono, donne maltrattate, donne ferite.

Ho visto donne deboli, che hanno bisogno di aiuto.

Ho visto madri pronte a difendere i propri figli a qualsiasi prezzo.

E poi ho visto donne che, assetate di giustizia, riescono a reagire e a ritornare ad amare, se stesse e la vita. Io, davanti a queste donne, mi sono inchinata. Le ho ammirate, a volte in disparte, a volte tuffandomi nella relazione con loro.

E’ la loro sete, sacrosanta e poco raramente insoddisfatta, il segnale del degenero. Loro, che dovrebbero essere il modello sociale sano da seguire, spesso sono costrette a portare avanti un’annosa ed estenuante lotta dall’esito tutt’altro che scontato.

In questo mezzo anno di lavoro ho constatato in prima persona quanto la giustizia italiana sia zoppicante, quanto questa non sia all’altezza di molte delle persone che la pretendono.

E’ malata la nostra giustizia, malata di burocratismo, malata di impersonalità e di formalismi.

Ha la stessa malattia del nostro paese: la superficialità, una vera e propria epidemia, che non solo è contagiosa, ma che rischia anche di danneggiare chi con fatica riesce a mantenersi immune.

Il vaccino temo che non esista. I mezzi per migliorare la situazione sì però, e io, per contribuire a ciò, voglio spendermi con tutte le energie che possiedo.  

mercoledì 8 aprile 2009

NONOSTANTE TUTTO, SPERANZA

Il passo dalla cronaca di una tragedia alla teatralizzazione del dolore è davvero troppo breve in questa Italia sensazionalista e povera di spirito.

Uccidere a colpi di telecamera la dignità di una popolazione distrutta è cosa tanto facile quanto miserevole, e i nostri così popolari e populisti operatori televisivi ci sono riusciti alla grande.

Una catastrofe, questa del terremoto, che non è altro se non la cartina tornasole dell’arretratezza di questo paese, da tutti i punti di vista.

Il momento di guardarsi allo specchio è arrivato da tempo, ma nemmeno tutte queste morti evitabili serviranno a rendere l’Italia un paese degno di essere definito evoluto.

Dopo aver rabbiosamente spento una Tv che per giorni non ha fatto altro che amareggiarmi in modo via via più violento, mi sono immersa in un brano che mi è tornato alla mente nel momento in cui ho appreso la notizia.

Quando credi d'esser sola

su un atollo in mezzo al mare

quando soffia la tempesta

e hai paura di annegare

chiama, chiama piano.

Ascolto le parole di questa canzone pensando all’oggi e al domani in quelle terre. Mi immagino il momento in cui su di loro calerà il sipario per lasciare spazio alla solitudine e alle fatiche della ricostruzione. A una ricostruzione che non sarà solo edilizia, no, ma che dovrà essere soprattutto psicologica: un duro percorso per la riconquista della serenità.  

Ce la faranno, tutti insieme.

domenica 29 marzo 2009

QUANDO FRAGILITA' E' FORZA

Certe volte una frase, magari pronunciata con la leggerezza di chi ha trascorso una serata allegra con un bicchiere di birra tra le mani, può essere il proiettile che sfiora un cuore un po’ ammaccato.

E allora quella piccola ferita si riapre; la ragione ti suggerisce di far finta di niente, di passare oltre, di non dare peso a quelle due parole che non avresti voluto sentirti dire.

Ma la ragione non sempre vince.

A volte è l’emotività a uscire vittoriosa dalla partita, la ragione si mette in disparte come una di quelle giocatrici perdenti e un po’ codarde. E’ lì che arriva il tempo dell’intimità tra le parte di te con cui sei in sintonia e quell’altra che, come se fosse un aggeggio difettoso, spesso ignori di avere.

Stanotte le due “me” hanno dialogato un po’, prima si sono annusate a distanza, poi hanno discusso come due sorelle imbronciate e alla fine si sono riappacificate diventando anche un po’ amiche.

In questa notte un po’ insonne ho riscoperto quel lato universale del carattere dell’uomo che si chiama fragilità. Mi sono permessa di essere fragile e, proprio grazie a questa piccola concessione che mi sono fatta, ho scavato a fondo dentro il mio malumore.

E’ stata una gran nottata, un momento impensabilmente intenso. E ora?

Ora sorrido: ci vuole più coraggio a lasciarsi andare alla debolezza della propria natura che ad atteggiarsi a indistruttibili e corazzati uomini-tartaruga con il guscio duro e il passo lento e costante di chi prende la vita come una monotonia immodificabile.

Per questa volta, un po’ coraggiosa lo sono stata anch’io. 

giovedì 19 marzo 2009

INTUIZIONI DI RINASCITA

Forse avete ragione.

Queste parole a volte confuse, a tratti sconclusionate, non di rado un po’ banali, non sono tutte da buttare.

Anzi no, non è da buttare nemmeno una virgola di quello che ho scritto finora. Sono o non sono io colei che si scorge tra le righe?

La risposta è sì, e non importa se a volte mi sto un po’ antipatica, quello che conta è che mi ci riconosca.

E allora si riparte, o meglio si rinasce.

Ho aperto un nuovo capitolo della mia saga personale e mi sento un tantino su di giri, come una lei che di ora in ora sta abbattendo quei tratti di mediocrità attanagliante che ogni tanto l’hanno divorata.

E non è una questione di lotta strenua, violenta, all’ultimo sangue, tra me e il resto del mondo. A quelle/quelli come me non piacciono le battaglie, o meglio a noi piace stare dalla parte dei poveri e degli sconfitti. Andare avanti a spallate sarebbe solo controproducente…

E’ tutta questione di abbandonare quegli schemi mentali predefiniti che tanto ci fanno sembrare dei soldatini identici e senz’anima e seguire, senza paure, quell’intuizione vitale che il nostro profondo ci suggerisce.

Oggi mi amo un po’ più di ieri, sì mi amo un po’ tanto più di ieri.

E tutto grazie a un’intuizione.