Ok, il patetico momento di auto compatimento è finito. Dopo una cert’ora dovrò impormi di non scrivere alcun post… Il risultato è stato un pietoso e irritante vittimismo. Dovrò cercarmi un altro rimedio contro l’insonnia!
Comunque, posto che mi sono stufata di fare quella che si sente sbagliata rispetto a ogni cosa che pensa e fa, e posto che alla minestra riscaldata non ci crede più nessuno, men che meno la sottoscritta, ecco le considerazioni partorite alla luce del mattino:
Non rinnego quello che è stato e non rimpiango di aver passato con LUI cinque anni della mia per ora non molto lunga esistenza.
Urlo al mondo che al di là di quanto mi abbia fatto soffrire mi piace, quando c’incontriamo, far finta che il destino, la vita, la sua stronzaggine, non ci abbiano allontanato per sempre. Ma sì dai, ogni tanto, tuffarsi nel ricordo di quello che è stato e fantasticare, al di là di un minimo barlume di razionalità e senso della realtà, che per un momento tutto torni, pieno della magia che era, e ora non è più, fa bene e al cuore e alla mente e ti rimembra che sotto la scorza, dura da grattar via, anche tu hai uno spirito portato ad amare.
Se questo significa essere deboli, accetterò questa mia debolezza. Devo smetterla di atteggiarmi a donna forte e coerente: evidentemente non lo sono, e forse non voglio nemmeno esserlo fino in fondo.
E poi, come dice qualcuno, l’amore conta e, visto che, nonostante tutto, io e te ne abbiam vista qualcuna, vissuta qualcuna, ti dico: grazie per il tempo pieno, grazie per il te più vero, grazie per i denti stretti, i difetti, per le botte d’allegria, per la nostra fantasia.
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