sabato 22 marzo 2008

SOGNANDO L'ESTATE E... UN PIATTO DI LASAGNE

Un mese di dieta. Un mese non troppo spensierato, tra paranoie varie e sottile male di vivere, in certi momenti è venuta fuori la parte più pesante del mio spirito.

Ma oggi mi sento diversa, sento di potercela fare. Sono orgogliosa di riuscire a camminare sulle mie gambe. Loro qualche volta tremano, è vero, ma sento che non mi abbandonano: ormai sulla giostra del “ce la faccio da sola” ci sono salita e non ho intenzione di scenderci.

Sognando l’estate con le sue lunghe giornate di sole e le sue notti da vivere, oggi che finalmente la primavera timidamente si è affacciata anche qui, festeggio il piccolo traguardo: 6 chili non ci sono più e con loro se n’è andata anche un po’ di quell’insicurezza che mi fa spesso sentire di poco valore. Oggi mi voglio più bene di ieri, non per i 6 chili in sé (lungi da me l’idea del corpo che diventa un feticcio da adorare!) ma perché ho fatto qualcosa per far felice me stessa e nessun altro.

Le lasagne di mamma Lilly sono diventate un chiodo fisso… per ora però mi basta sognarle, come l’arrivo dell’estate. Adesso si pensa ad affrontare una Pasqua anomala, di studio e lavoro: Mercoledì esame in università, e da domani super lavoro al giornale locale con cui collaboro: il redattore ha pensato di andarsene in vacanza lasciando a me le incombenze delle festività… Massì, va bene così! A quelli come noi la vita ordinaria alla fine annoia…

 

 

venerdì 21 marzo 2008

SILENZI

Certi attimi silenziosi ce li ho stampati nella memoria come momenti preziosi in cui la vita ti vibra dentro.

Il silenzio di prima mattina della città innevata.

Il silenzio di una notte d'estate piena di stelle.

Il silenzio di certi sguardi tra amanti o amici che una parola sarebbe di troppo.

E poi silenzi, silenzi e ancora silenzi. Silenzi leggeri, silenzi che saziano, silenzi felici.

E poi c'è il silenzio dell'anima... Quel piombare nel buio che 40 minuti ti sembrano un'eternità.

E la luce ti sembra un traguardo irraggiungibile... Niente pensieri, niente di niente, solo desolazione...

Da momenti così ne esci ferita. E il buio comincia a far paura, talmente paura da lasciarti prendere dalla frenesia. Quella frenesia che ti fa perdere di vista la strada maestra verso il traguardo della completezza.

venerdì 14 marzo 2008

INNO ALLA DEBOLEZZA

Ok, il patetico momento di auto compatimento è finito. Dopo una cert’ora dovrò impormi di non scrivere alcun post… Il risultato è stato un pietoso e irritante vittimismo. Dovrò cercarmi un altro rimedio contro l’insonnia!

Comunque, posto che mi sono stufata di fare quella che si sente sbagliata rispetto a ogni cosa che pensa e fa, e posto che alla minestra riscaldata non ci crede più nessuno, men che meno la sottoscritta, ecco le considerazioni partorite alla luce del mattino:

Non rinnego quello che è stato e non rimpiango di aver passato con LUI cinque anni della mia per ora non molto lunga esistenza.

Urlo al mondo che al di là di quanto mi abbia fatto soffrire mi piace, quando c’incontriamo, far finta che il destino, la vita, la sua stronzaggine, non ci abbiano allontanato per sempre. Ma sì dai, ogni tanto, tuffarsi nel ricordo di quello che è stato e fantasticare, al di là di un minimo barlume di razionalità e senso della realtà, che per un momento tutto torni, pieno della magia che era, e ora non è più, fa bene e al cuore e alla mente e ti rimembra che sotto la scorza, dura da grattar via, anche tu hai uno spirito portato ad amare.

Se questo significa essere deboli, accetterò questa mia debolezza. Devo smetterla di atteggiarmi a donna forte e coerente: evidentemente non lo sono, e forse non voglio nemmeno esserlo fino in fondo.

E poi, come dice qualcuno, l’amore conta e, visto che, nonostante tutto, io e te ne abbiam vista qualcuna, vissuta qualcuna, ti dico: grazie per il tempo pieno, grazie per il te più vero, grazie per i denti stretti, i difetti, per le botte d’allegria, per la nostra fantasia.

 

 

CRONACA DI UNA SERATA INIZIATA BENE E FINITA MALE

E’ stata una serata felice, piena di quella complicità che solo tra preciousamici si può creare: film leggero, coca cola anch’essa light e tanta spontaneità che nei momenti positivi non può far altro che portare a un susseguirsi di quelle risate che dopo un po’ ti fanno venire il mal di stomaco.

Dopo lo scambio delle buonanotti (domani giornata di (pseudo) studio per tutti e tre) mi metto alla guida per tornare a casa, contenta di stare per un po’ in compagnia di quelle inseparabili compagne di viaggio che sono le mie amate canzoni. Adoro girare in macchina di sera tardi, con il volume della radio al minimo, e stare ad osservare la città che dorme.

E’ bastato un semaforo rosso e LUI, che il caso ha voluto fosse fermo nella corsia di fianco per scombussolarmi la nottata.

Una parte di me (quella più assennata) vorrebbe far finta di non conoscerlo ed evitare di rivolgergli la parola, l’altra, che ha sempre il sopravvento, non riesce a fare a meno delle sue attenzioni.

Il suo modo di fare mi fa illusoriamente sentire apprezzata e immancabilmente, invece di odiare lui per quello che mi ha fatto, arrivo ad odiare me stessa e la mia stupida insicurezza.

P.S. Chiedo scusa a quei lettori che, conoscendomi di persona, non ne possono più di sentir sproloqui di tal guisa, ma di cui ogni tanto non riesco a fare a meno…

giovedì 13 marzo 2008

I LOVE YOU BARACK

obama.jpg


“Non conosce paura l'uomo che salta

e vince sui vetri e spezza bottiglie e ride e sorride,

perché ferirsi non è impossibile,

morire meno che mai e poi mai”.

Francesco De Gregori – Pezzi di vetro.

 

Tifo per te, Obama. Mi ha appassionato la tua storia e sono convinta che con il tuo sorriso ispiratore di fiducia potrai fare molto per il futuro, non solo degli Stati Uniti, ma del mondo intero. Spero che la storia mi dia ragione.

Sei l’icona del cambiamento.

L’anello di congiunzione tra gli opposti (L’America e l’Africa).

Il segno concreto di un’emancipazione sociale che non può far altro che rendermi felice.

martedì 11 marzo 2008

GENERAZIONE ZERO

In questi giorni ho provato e riprovato a scrivere qualche post, risultato: il computer è stato invaso da molti documenti cestinati.

Sono confusa, e questa confusione mentale m’impedisce di buttare nero su bianco quello che sento.

Qualcuno ha detto che la nostra generazione soffre di un appiattimento emotivo che annulla la possibilità di godersi la vita. Condivido. E mi inserisco tra quelli che fanno fatica a lasciarsi andare alle emozioni.

Qualcun altro mi ha detto che la sensazione di benessere provata poco tempo fa è stata solo un’illusione. Condivido anche quest’opinione: non faccio altro che accontentarmi di quello che vivo senza riflettere troppo se quello che faccio è veramente congeniale alla mia identità.

Questo è per me un periodo di stasi e non riesco a trovare la soluzione che permetta di dare una scossa a questa esistenza piatta. Un passo l’ho fatto certo, almeno non provo più quel vuoto esistenziale che per un po’ mi aveva annichilita. Vorrei prendere in mano la mia vita e investire le mie energie di ventenne per costruirmi il futuro di persona adulta e realizzata: il passaggio dalle buone intenzioni all’azione è però molto difficile da mettere in pratica.

Di certo i tempi di oggi non mi aiutano: sono alla ricerca di un modo per avvicinarmi all’oscuro mondo del giornalismo. Escludendo i master che non posso frequentare se non dopo la laurea, l’unico mezzo che ho trovato per cercare di entrare in questo mondo è stato un corso d’introduzione al giornalismo, della durata di due giorni, indirizzato agli studenti. Bella idea! Peccato costi la bellezza di 259 euro, e francamente senza l’aiuto dei miei non me lo posso permettere. Se queste sono le opportunità offerte a noi, giovani senza raccomandazioni, non posso fare altro che lasciarmi prendere da una leggera dose di sconforto.

Mi affido alle parole di un filosofo, Umberto Galimberti, per esprimere il disagio di un’intera generazione che, forse a discapito delle apparenze, vive la propria giovinezza in una condizione di grande incertezza, soprattutto, almeno per quanto mi riguarda, sulla possibilità di vedere avverate le proprie aspirazioni.

“I giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.
Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma non sono tanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa”.

martedì 4 marzo 2008

FANTASMI ADDIO

Un panorama di montagna, il silenzio di una domenica sera in un paesino per turisti e una sigaretta fumata con tranquillità.

Tanto mi è bastato per capire che stavo bene: ieri ho constatato con stupore di essere felice, semplicemente felice. Per molto tempo non è stato così, mi sono infatti lasciata perseguitare da un passato invadente che mi ha impedito di concentrarmi sulle potenzialità che il presente mi offriva. Finalmente però, dopo tante paranoie e tanti vuoti da riempire, sono riuscita a vivere questa ultima settimana nel modo più intenso possibile provando una sensazione di benessere quasi dimenticata. Sono stata spontanea e brillante, e non c’è niente di più gratificante che sentirsi in pace con se stessi. (Chiedo scusa solo ai miei amici più cari per il leggero nervosismo dovuto ai cali ipoglicemici dei primi giorni di dieta!)

Nonostante le 1000 calorie al giorno che mi costringono a calibrare le energie da spendere e il leggero panico da cui sono stata assalita a causa dei molti impegni che negli ultimi 10 giorni non mi hanno lasciata respirare, l’avere ben presente  l’obiettivo da raggiungere e la consapevolezza di potercela fare mi fanno vedere tutto sotto una prospettiva diversa. Lasciata da parte la rassegnazione, sento di aver ripreso in mano le redini di quel complicato gioco che si chiama vita.

Ho finalmente preso una decisione difficile. Dopo aver pubblicato il post scriverò una lettera per chiudere definitivamente con il passato: la consegnerò a quei tanti fantasmi che, mascherati da persone per bene e dalle buone intenzioni, di tanto in tanto bussano alla porta del presente rischiando di tornare, dopo il dolore cha a causa loro ho provato, a farmi del male.