domenica 29 marzo 2009

QUANDO FRAGILITA' E' FORZA

Certe volte una frase, magari pronunciata con la leggerezza di chi ha trascorso una serata allegra con un bicchiere di birra tra le mani, può essere il proiettile che sfiora un cuore un po’ ammaccato.

E allora quella piccola ferita si riapre; la ragione ti suggerisce di far finta di niente, di passare oltre, di non dare peso a quelle due parole che non avresti voluto sentirti dire.

Ma la ragione non sempre vince.

A volte è l’emotività a uscire vittoriosa dalla partita, la ragione si mette in disparte come una di quelle giocatrici perdenti e un po’ codarde. E’ lì che arriva il tempo dell’intimità tra le parte di te con cui sei in sintonia e quell’altra che, come se fosse un aggeggio difettoso, spesso ignori di avere.

Stanotte le due “me” hanno dialogato un po’, prima si sono annusate a distanza, poi hanno discusso come due sorelle imbronciate e alla fine si sono riappacificate diventando anche un po’ amiche.

In questa notte un po’ insonne ho riscoperto quel lato universale del carattere dell’uomo che si chiama fragilità. Mi sono permessa di essere fragile e, proprio grazie a questa piccola concessione che mi sono fatta, ho scavato a fondo dentro il mio malumore.

E’ stata una gran nottata, un momento impensabilmente intenso. E ora?

Ora sorrido: ci vuole più coraggio a lasciarsi andare alla debolezza della propria natura che ad atteggiarsi a indistruttibili e corazzati uomini-tartaruga con il guscio duro e il passo lento e costante di chi prende la vita come una monotonia immodificabile.

Per questa volta, un po’ coraggiosa lo sono stata anch’io. 

giovedì 19 marzo 2009

INTUIZIONI DI RINASCITA

Forse avete ragione.

Queste parole a volte confuse, a tratti sconclusionate, non di rado un po’ banali, non sono tutte da buttare.

Anzi no, non è da buttare nemmeno una virgola di quello che ho scritto finora. Sono o non sono io colei che si scorge tra le righe?

La risposta è sì, e non importa se a volte mi sto un po’ antipatica, quello che conta è che mi ci riconosca.

E allora si riparte, o meglio si rinasce.

Ho aperto un nuovo capitolo della mia saga personale e mi sento un tantino su di giri, come una lei che di ora in ora sta abbattendo quei tratti di mediocrità attanagliante che ogni tanto l’hanno divorata.

E non è una questione di lotta strenua, violenta, all’ultimo sangue, tra me e il resto del mondo. A quelle/quelli come me non piacciono le battaglie, o meglio a noi piace stare dalla parte dei poveri e degli sconfitti. Andare avanti a spallate sarebbe solo controproducente…

E’ tutta questione di abbandonare quegli schemi mentali predefiniti che tanto ci fanno sembrare dei soldatini identici e senz’anima e seguire, senza paure, quell’intuizione vitale che il nostro profondo ci suggerisce.

Oggi mi amo un po’ più di ieri, sì mi amo un po’ tanto più di ieri.

E tutto grazie a un’intuizione.