martedì 26 febbraio 2008

CORAGGIO

Lei è una persona che ha carisma da vendere. Lei è una trascinatrice. La sua sottile intelligenza amalgamata all’umiltà e a una spiccata sensibilità la portano a essere amata e ad amare. Come diceva Dante “Amor ch’a null’amato amato amar perdona”, e in lei e per lei ho visto tutto l’amore possibile.

Negli ultimi tempi lasciandosi sopraffare dalla stanchezza (per ragioni assolutamente giustificabili) è stata triste, la rassegnazione sembrava aver preso il sopravvento. L’amore che aveva dentro è stato annebbiato da anni di sofferenza.

Adesso che è arrivato il momento di tirare fuori il coraggio è lì però: pronta ad affrontare per la seconda volta quel “male imprevedibile” con tutta la forza che può nascere dall’immenso amore per la vita a cui non vuole rinunciare. Non c’è nessuna sanguinosa battaglia da combattere, solo speranza con cui riempirsi il cuore. E lei questo l’ha capito fino in fondo, facendolo comprendere anche a me.


Ciò che tu hai dimostrato di avere è il coraggio autentico. 

Angela, grazie di cuore per l’esempio che mi hai dato.

 

lunedì 25 febbraio 2008

IO, UNA FIONA CHE FA I CONTI CON IL MONDO REALE.

Avete presente Fiona?? La consorte di Shrek dai! Beh, nonostante qualche chilo di troppo, non ho mai sentito nessuno criticare la sua bellezza… peccato che io, una pseudo sosia della bella Fiona, abiti nel mondo reale e non nel regno di molto molto lontano!

Non sono mai stata magra (o almeno così dicono). Affronto il problema di essere in carne da quando frequentavo la scuola materna. E sapete cosa mi sento dire da circa 20anni a questa parte?? “Hai davvero dei lineamenti piacevoli Paola e se fossi magra daresti del filo da torcere a un sacco di altre ragazze”.

 Sono state davvero poche le persone che nella vita mi hanno apprezzata per quella che sono, indipendentemente dalla mia ciccia di troppo. C’è chi dice che le donne in carne piacciano agli uomini più di quanto si pensi. Io non sono d’accordo: ho ricevuto mille e più complimenti per la mia scollatura e per il mio viso, ma sono state rare le volte in cui mi sono sentita dire di essere bella, a livello globale intendo (obiettivamente le avances non sono state molte, comunque lungi da me aspirare ad essere soltanto oggetto di godimento fisico!).

Di fronte a tutto ciò ho sempre mantenuto un atteggiamento di polemica criticando aspramente coloro che non mi apprezzavano per il solo fatto di non rientrare nei canoni ordinari di bellezza (Oggi le equazioni magro=bello e grasso=brutto vanno molto di moda…). Anzi, mi sono sempre sentita superiore rispetto a tutti coloro che investivano nel proprio fisico molte delle proprie energie puntando, per fare colpo, esclusivamente su quello o quasi. Mi sono sempre detta che come persona ero migliore di loro: io sì, dicevo, a differenza di molti una mente attiva ce l’avevo e ne andavo fiera. Mi bastava quello.

Adesso mi rendo conto di quanto la mia posizione sia stata sbagliata. La verità nuda e cruda è che io stessa non mi sono mai accettata, semplicemente mi accontentavo di quello che ero. La polemica è stata solo un alibi per evitare di guardare in faccia il problema: non ho mai avuto la forza di ammettere che quello del sovrappeso era un difetto da cui, con imponente forza di volontà, avrei potuto liberarmi.

Ora ci sto provando: ho cominciato una dieta con l’intenzione di impegnarmi, sopportando il peso dei sacrifici. Raggiungere la silhouette perfetta non è il mio obiettivo (delle persone che si accaniscono per essere fisicamente perfette continuo ad avere bassa considerazione: vedo in loro un vuoto umano che riescono a colmare solo raggiungendo la perfezione fisica). Il traguardo che mi prefiggo è un altro: arrivare a piacermi. Raggiungere la sicurezza in se stessi è l’unico modo per mostrarsi agli altri fino in fondo e dunque essere apprezzati. Ho capito che fino adesso mi sono nascosta non lasciando all’altro la possibilità di conoscermi: il mio è stato uno stupido atteggiamento di chiusura mascherato da finta superiorità.

E sì che io la superbia non la sopporto.

 

sabato 23 febbraio 2008

POMERIGGIO DI ORDINARIA PAZZIA

Oggi ho fatto una cazzata stratosferica, di quelle che potrebbero mandare a monte anni di psicoterapia, ogni tanto mi capita. La cosa più sconvolgente è però che in questo momento mi sento viva, terribilmente viva. Questa volta ho dato ascolto solo all’istinto, facendo esattamente quello lui mi diceva di fare (e c’è da crederci se dico che non mi è mai successo!).

Spero solo, quando l’adrenalina sarà uscita dal mio corpo, di riuscire a tenere a bada l’invadenza della ragione: in caso contrario potrebbe venirmi voglia di sbattere la testa contro il muro.

 

SAVIANO: LA FORZA DELLA PAROLA.

Di questi tempi in cui la disillusione è d’obbligo non si può far altro che inchinarsi di fronte a un uomo che ha avuto il coraggio di  entrare a fondo nel mondo della camorra e di denunciare, attraverso un libro intrigante e crudo che non a caso s’intitola Gomorra, il potere economico del “Sistema” a livello internazionale e di raccontare l’ideologia assurda di morte e vendetta alla base del potere dei clan camorristici  che ne costituisce la forza suprema.

Saviano ha 29 anni. E’ un ragazzo dunque, che come tanti altri è cresciuto in quelle terre della Campania dove il tasso di cittadini collegati in qualche modo ai clan mafiosi è altissimo, ma a differenza di altri ha avuto in sé la straordinaria forza di contestare pubblicamente i segreti di una terra dimenticata. E’ un ragazzo solo dal punto di vista anagrafico. Per il resto non si può parlare se non di un uomo da stimare che tra l’altro ha pagato la sua azione di denuncia con il caro prezzo della libertà ed è costretto, dopo il successo letterario che si è guadagnato, a vivere sotto scorta.

E’ a persone così che va tutta la mia ammirazione. In questa società di calciatori e veline i miei modelli li cerco in gente come lui. Loro qualcosa da dire ce l’hanno davvero, e lo fanno con umiltà.

venerdì 22 febbraio 2008

QUANDO FUORI FA FREDDO E L'AMICO TORNA QUELLO DI SEMPRE

Stasera ho fatto leggere il post del 15 Febbraio alla protagonista.  Avevo un po’ di timore a confessarle l’esistenza del blog per paura che rimanesse perplessa nel leggere ciò che avevo scritto (come dice lei sono sempre troppo tragica nell’immaginare le reazioni degli altri. Ma che ci posso fare se di fondo sono un’insicura?)

E invece è stato il modo che tanto cercavo per rompere le barriere.

La sincerità paga e sono contenta di aver recuperato quella sintonia che per un po’ avevamo perso.

 

 

giovedì 21 febbraio 2008

NOTE DI VITA

Invece le canzoni non ti tradiscono, anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le tue canzoni, quelle che per te hanno voluto dire qualcosa, le trovi sempre lì, quando tu vuoi trovarle, intatte; non importa se cambierà chi le ha cantate. Se volete sapere la mia, delle canzoni, delle vostre canzoni, vi potete fidare.

Tratto da –Radiofreccia-

Chi ha vissuto un momento difficile sa cosa vuol dire avere una canzone a fargli compagnia, può servire da consolazione o da mezzo utile ad esternare la tristezza del momento. E anche quando si vivono momenti di felicità la musica può diventare sottofondo per fissare quegli attimi nella memoria.

Tutto quello che succederà poi non è importante. Il momento vissuto è stato suggellato e ogni volta che certe note ritorneranno nelle orecchie si trasformeranno in battiti di vita vissuta.

Il potenziale evocativo delle canzoni è infinito. E’ la realtà, quella interna ad ognuno di noi, a plasmarle a farle diventare patrimonio unico, che tutti  possono coltivare: la musica parla un linguaggio immediato, tale da far sì che l’umanità intera possa comprenderlo.

E’ da un po’ di tempo che mi è tornata alla mente una canzone di Battisti che s’intitola Il leone e la gallina. Mio papà quando ero bambina era solito canticchiarmela. Se l’avessi ascoltata oggi per la prima volta non penso mi sarebbe piaciuta. E invece, pur essendo una sorta di filastrocca dal testo tutt’altro che emotivamente toccante, ogni volta ascoltandola è un’emozione che porta con sé un ricordo indimenticabile. E come questa tante altre, fedeli compagne di avventure.

 

martedì 19 febbraio 2008

LA LONTANANZA

Ho appena saputo che una persona a cui ho voluto sinceramente bene è malata, forse in modo grave. Era da tanto tempo che di lei non avevo più notizie.

Così come a lei, due anni fa ho detto addio a molte persone con cui avevo costruito un rapporto di sincero affetto. Sono uscita dalla loro vita forzatamente e all'improvviso, per colpa degli eventi che mi hanno fatto chiudere con il passato.

Oggi so che sta male e vorrei darle almeno una parola di conforto. E invece non posso, ogni mio gesto potrebbe essere frainteso e interpretato in modo sbagliato. Agli occhi di alcune persone potrebbe sembrare un gretto mezzo per raggiungere un secondo fine; e non voglio che un pensiero del genere sfiori lontanamente la mente di chi non mi ha mai meritata.

Farò finta di niente. Domani apparentemente sarà un giorno come tanti altri. Le starò vicino con il pensiero, il più possibile. 

E nonostante tutto starò vicina anche a lui, perchè in fondo mi dispiace che soffra. Non sono mai riuscita ad odiarlo e probabilmente mai ci riuscirò. Da tempo ha perso completamente la mia stima, ma non la mia anima. Quella no (purtroppo).

IN QUESTA NOTTE D'AUTUNNO

In questa notte d’autunno

sono pieno delle tue parole

parole eterne come il tempo

come la materia

parole pesanti come la mano

scintillanti come le stelle.

Dalla tua testa dalla tua carne

dal tuo cuore

mi sono giunte le tue parole

Le tue parole cariche di te

Le tue parole, madre

le tue parole, amore

le tue parole, amica

erano tristi, amare

erano allegre, piene di speranza

erano coraggiose, eroiche

le tue parole erano uomini.

(Nazim Hikmet)

 

Parole di una tale intensità non possono non essere assaporate. Mi fermo e lascio che il mio io si immerga nell’emozione che una poesia del genere riesce  a suscitare dentro di me.

Troppo spesso, presa dalla frenesia di un’esistenza complicata, mi chiudo in un atteggiamento autistico che non mi lascia la possibilità di emozionarmi.

Eppure a volta basta una poesia…

 …semplice e intensa allo stesso tempo. A tal punto da farmi tornare la voglia di amare.

E per un attimo tutte le paure svaniscono…

 

 

lunedì 18 febbraio 2008

DEJA VU

Io sono cresciuta nell’ambiente della parrocchia, un percorso simile a molti che come me abitano in provincia. Come dice la mia cara nonna in tipico dialetto brianzolo sono “vegnuda granda all’uratori”. All’oratorio, che nel mio paese ha un nome particolarmente evocativo: Agorà, ho assaporato i primi momenti di libertà, all’oratorio ho vissuto il primo amore (porca miseriaccia per adesso anche l’unico!), con l’oratorio ho trascorso le prime vacanze senza mamma e papà. Ricordo quei momenti con grande nostalgia. Sicuramente con quel luogo come sfondo ho vissuto uno dei periodi più felici della mia vita.

E’ arrivato un certo momento però in cui ho sentito il bisogno di andare alla ricerca della mia identità. Ne avevo abbastanza di tutte quelle idee che negli anni mi avevano inculcata, ma che guardandomi dentro non sentivo fino in fondo mie. Ho avvertito la necessità di diventare protagonista dei miei pensieri.

E’ da quel momento che sono in costante fase di ricerca. Mi sono resa conto di quanto sia difficile costruirsi come persona senza la logica del gruppo a farti da salvagente, ma anche che preferisco mille volte l’inquietudine di questo periodo che la frustrazione di seguire determinati comportamenti senza convinzione.  Ho capito anche che forse è più importante porsi delle domande che darsi una risposta. L’inquietudine della ricerca è vita, il piattume della falsa convinzione è un alibi rassicurante per non vivere fino in fondo.

Oggi non so rispondermi circa l’esistenza o meno di qualche Dio, magari da qualche parte esisterà anche, una risposta definitiva comunque non ce l’ho e forse non l’avrò mai. Di una cosa sono certa però: non sto dalla parte della chiesa come istituzione e difendo strenuamente la laicità dello Stato. Sono sicura che se avessi continuato a rimanere immersa nella mentalità oratoriana pre-confezionata avrei continuato a negare a me stessa ciò che pensavo veramente.

Oggi mio fratello ha quasi quindici anni e sta percorrendo, frequentando l’oratorio, il mio  stesso percorso di qualche anno fa. Qualcuno nella mia famiglia manifesta qualche segnale di insofferenza rispetto alla docilità con cui obbedisce agli obblighi, chiamiamoli così, della dottrina. Io sono convinta che debba continuare a fare quello che sente: lo rivedo e mi tornano in mente i miei quindici anni in quell’isola felice che si chiama Agorà. Arriverà anche per lui il momento del disincanto, per adesso è giusto così. 

domenica 17 febbraio 2008

BREVE DELIRIO NOTTURNO


E' tardi. La serata è finita da un po', ma il sonno non si decide ad arrivare. Oggi è stato uno di quei sabati sera ordinari. Piacevole, ma un po' scontato.

Ho voglia di qualcosa di stra-ordinario.

Ho voglia che qualcosa o qualcuno riesca a sorprendermi.

Voglio vivere e provare emozioni forti. Mi sono stufata di riempire quei vuoti che tanto mi spaventano.

...Io ho espresso un desiderio, chissà mai che questo blog mi porti fortuna!

sabato 16 febbraio 2008

BANDIERA AL VENTO? NO, GRAZIE.

Mi capita spesso  in questo periodo di campagna elettorale di parlare con gli amici di politica. Molti di loro, sfiduciati, sono convinti che la scelta migliore sia quella presentarsi il 13 Aprile e svolgere sì il proprio dovere di cittadino, ma facendo scheda bianca.

Beh io credo che sia un comportamento sbagliato. Condivido con loro la disillusione per una classe politica distante dai i veri bisogni del paese e spesso corrotta, ma credo anche che in tanto marciume si debba ancora poter riuscire a fare una scelta orientata verso quelle persone che più ti rappresentano. Diventa non solo una questione di ideologia, il piano su cui ragionare è più concreto… Volenti  o nolenti la politica è una parte importante dell’esistenza di tutti, l’atteggiamento migliore non è certo quello di negare quanto la politica e il comportamento dei singoli schieramenti possa influire sulla realtà, soprattutto sul futuro di noi giovani, ventenni e trentenni, il cui avvenire è sempre più incerto. Dal benessere dell’infanzia, riusciremo a realizzarci nel lavoro tanto quanto valiamo? O rimarremo, noi che di raccomandazioni e spintarelle non ne abbiamo, a parte qualche fortunata eccezione, dei precari che, nonostante una laurea tanto sudata, faranno fatica ad arrivare alla fine del mese, per di più senza il pensiero rassicurante di una pensione?

Bene, io il 13 Aprile andrò a votare e metterò una croce sul simbolo di quel partito verso il quale nutro la speranza di un cambiamento.

Il qualunquismo non mi piace. Nonostante la disillusione bisogna trovare la forza di fare una scelta evitando di farsi trasportare dagli eventi come bandiere al vento che non sanno o, peggio ancora, non vogliono prendere una posizione.

venerdì 15 febbraio 2008

QUANDO FUORI FA FREDDO E PURE L'AMICO E' UN GHIACCIOLO...

So cosa vuol dire essere costretti a rimanere lontani da una persona a cui sei legato, molto legato. A me è successo con una delle persone a cui più tenevo al mondo. Quella è una di quelle sensazioni che ti fanno capire quanto un essere umano possa essere impotente, nell’impossibilità di ottenere quello che desidera, anche se con tutte le sue forze. E’ straziante è vero, ma è proprio quello strazio che dà un senso alla situazione.

Quello che la mia mente non riesce a concepire è invece la distanza che ci può essere tra due persone, due amici, dove per amici intendo quelli veri,  quelli che in una vita si arrivano a contare sulle dita di una mano. Quelli che è un’infinità con cui condividi gioie, dolori e semplici momenti di allegria,  quelli che basta uno sguardo per capirsi al volo,  quelli con cui ci si parla in una lingua sconosciuta al resto del mondo fatta di gesti e modi di fare. Un batter di ciglia, una ruga sulla fronte, un sorriso solo accennato a volte bastano per comprendersi. E’ proprio in quei momenti che senti che lei/lui non è uno qualunque ma il complice numero uno della tua quotidiana esistenza. Ciò che non riesco a comprendere è il passaggio repentino da tali momenti ad altri in cui comunicare diventa un’impresa titanica, la freddezza si palpa nell’aria ed è pesante come un macigno, una di quelle situazioni innaturali, ma che di tanto in tanto si ripresenta senza che tu ne riesca a capire il perché.

Una serata trascorsa fianco a fianco, dal tragitto in macchina, ai posti dentro al cinema in quella maledetta quinta fila da dove non si riesce ad avere una visuale completa dello schermo (e meno male che il giovedì è la serata universitaria e il biglietto costa 4euro!), eppure con le menti lontane i chilometri l’una dell’altra. Le solite battute che in un’altra sera avrebbero dato il la a grasse risate si trasformano alle orecchie dell’altro in frecciatine taglienti e crudeli. Anche guardarsi negli occhi diventa difficile. La serata va avanti e l’atmosfera peggiora, tanto che quando arriva il momento di lasciarsi viene naturale tirare un sospiro di sollievo, ringraziando che la situazione non sia degenerata in una furiosa litigata…

Quando mi capita una situazione come questa rimango sempre perplessa. Guidando verso casa tra una canzone di Degregori e un’altra di Battisti la mia bocca ha esclamato più volte “Boh!”. Commento alla serata: “Boh!”. Perché l’atmosfera era così tesa? “Boh!” Perché non sono riuscita a rompere il muro di cemento che ci ha tenute separate? “Boh!”

L’altra domanda a cui non riesco a darmi una risposta è se in questi casi dovrei essere coerente fino in fondo e, senza pseudo pacifici tentativi, peraltro addirittura controproducenti, di rasserenare l’atmosfera non sarebbe meglio fare una liberatoria sbottata che esprime tutto il fastidio che in quel momento provo… 

1,2,3... SI COMINCIA!

Poco più di vent'anni, una vita da universitaria al terzo anno di giurisprudenza e tanta voglia di crescere...
Un sogno: quello di diventare giornalista, attorniato da mille dubbi sulle mie effettive capacità di esprimere un punto di vista originale sulla realtà che mi circonda, ma anche tanta caparbietà (quando voglio davvero ottenere una cosa, è difficile che qualcuno o qualcosa riesca a fermarmi!).

Dunque, l'ispirazione per il titolo me l'ha data una delle mie più grandi passioni di adolescente, ma che insistentemente perdura oggi e sicuramente continuerà domani: vi dice qualcosa Luciano Ligabue?? Beh, sono consapevole del fatto che a livello musicale non può certo definirsi un talento insuperabile, ma di fatto ascoltare la sua musica mi suscita grandi emozioni e nei suoi testi riesco sempre ad immedesimarmi. E poi diciamocelo, ha una voce terribilmente affascinante! Io vado pazza per certe voci profonde e sensuali!

Da un po' di tempo mi sono schierata con i disillusi sull'amore. Precisamente da quando ho affrontato la fine di una bella storia. Tanto è stata intensa, quanto è finita male... Sono uscita da quell'esperienza durata cinque anni, scottata, ma cambiata e tutti dicono in positivo! Ho acquisito una consapevolezza diversa e adesso tra i miei 10000 dubbi posso orgogliosamente dire di essermi costruita qualche certezza che sia mia e di nessun altro.

Di difetti ne ho un'infinità... Sarebbe troppo lungo elencarli tutti, ce n'è uno che sicuramente spicca sugli altri comunque: sono per natura portata a procedere a delle lunghe e noiose masturbazioni cerebrali che hanno il solo effetto di rendermi la vita più complicata. Per quanto riguarda i pregi non sono certo io la persona più adatta a giudicare... si sa, la percezione che si ha di se stessi è sempre un po' distorta! Comunque ai miei occhi mi vedo come una persona buona (forse troppo! Oggi la bontà non va certo di  moda...) e quando vuole brillante.

 Tratto distintivo??? La mia risata... Rumorosa e contagiosa!

 Finite le presentazioni... Si comincia con l'avventura.

 P.s. Fil, grazie per gli incoraggiamenti!