martedì 11 marzo 2008

GENERAZIONE ZERO

In questi giorni ho provato e riprovato a scrivere qualche post, risultato: il computer è stato invaso da molti documenti cestinati.

Sono confusa, e questa confusione mentale m’impedisce di buttare nero su bianco quello che sento.

Qualcuno ha detto che la nostra generazione soffre di un appiattimento emotivo che annulla la possibilità di godersi la vita. Condivido. E mi inserisco tra quelli che fanno fatica a lasciarsi andare alle emozioni.

Qualcun altro mi ha detto che la sensazione di benessere provata poco tempo fa è stata solo un’illusione. Condivido anche quest’opinione: non faccio altro che accontentarmi di quello che vivo senza riflettere troppo se quello che faccio è veramente congeniale alla mia identità.

Questo è per me un periodo di stasi e non riesco a trovare la soluzione che permetta di dare una scossa a questa esistenza piatta. Un passo l’ho fatto certo, almeno non provo più quel vuoto esistenziale che per un po’ mi aveva annichilita. Vorrei prendere in mano la mia vita e investire le mie energie di ventenne per costruirmi il futuro di persona adulta e realizzata: il passaggio dalle buone intenzioni all’azione è però molto difficile da mettere in pratica.

Di certo i tempi di oggi non mi aiutano: sono alla ricerca di un modo per avvicinarmi all’oscuro mondo del giornalismo. Escludendo i master che non posso frequentare se non dopo la laurea, l’unico mezzo che ho trovato per cercare di entrare in questo mondo è stato un corso d’introduzione al giornalismo, della durata di due giorni, indirizzato agli studenti. Bella idea! Peccato costi la bellezza di 259 euro, e francamente senza l’aiuto dei miei non me lo posso permettere. Se queste sono le opportunità offerte a noi, giovani senza raccomandazioni, non posso fare altro che lasciarmi prendere da una leggera dose di sconforto.

Mi affido alle parole di un filosofo, Umberto Galimberti, per esprimere il disagio di un’intera generazione che, forse a discapito delle apparenze, vive la propria giovinezza in una condizione di grande incertezza, soprattutto, almeno per quanto mi riguarda, sulla possibilità di vedere avverate le proprie aspirazioni.

“I giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.
Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma non sono tanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa”.

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