So cosa vuol dire essere costretti a rimanere lontani da una persona a cui sei legato, molto legato. A me è successo con una delle persone a cui più tenevo al mondo. Quella è una di quelle sensazioni che ti fanno capire quanto un essere umano possa essere impotente, nell’impossibilità di ottenere quello che desidera, anche se con tutte le sue forze. E’ straziante è vero, ma è proprio quello strazio che dà un senso alla situazione.
Quello che la mia mente non riesce a concepire è invece la distanza che ci può essere tra due persone, due amici, dove per amici intendo quelli veri, quelli che in una vita si arrivano a contare sulle dita di una mano. Quelli che è un’infinità con cui condividi gioie, dolori e semplici momenti di allegria, quelli che basta uno sguardo per capirsi al volo, quelli con cui ci si parla in una lingua sconosciuta al resto del mondo fatta di gesti e modi di fare. Un batter di ciglia, una ruga sulla fronte, un sorriso solo accennato a volte bastano per comprendersi. E’ proprio in quei momenti che senti che lei/lui non è uno qualunque ma il complice numero uno della tua quotidiana esistenza. Ciò che non riesco a comprendere è il passaggio repentino da tali momenti ad altri in cui comunicare diventa un’impresa titanica, la freddezza si palpa nell’aria ed è pesante come un macigno, una di quelle situazioni innaturali, ma che di tanto in tanto si ripresenta senza che tu ne riesca a capire il perché.
Una serata trascorsa fianco a fianco, dal tragitto in macchina, ai posti dentro al cinema in quella maledetta quinta fila da dove non si riesce ad avere una visuale completa dello schermo (e meno male che il giovedì è la serata universitaria e il biglietto costa 4euro!), eppure con le menti lontane i chilometri l’una dell’altra. Le solite battute che in un’altra sera avrebbero dato il la a grasse risate si trasformano alle orecchie dell’altro in frecciatine taglienti e crudeli. Anche guardarsi negli occhi diventa difficile. La serata va avanti e l’atmosfera peggiora, tanto che quando arriva il momento di lasciarsi viene naturale tirare un sospiro di sollievo, ringraziando che la situazione non sia degenerata in una furiosa litigata…
Quando mi capita una situazione come questa rimango sempre perplessa. Guidando verso casa tra una canzone di Degregori e un’altra di Battisti la mia bocca ha esclamato più volte “Boh!”. Commento alla serata: “Boh!”. Perché l’atmosfera era così tesa? “Boh!” Perché non sono riuscita a rompere il muro di cemento che ci ha tenute separate? “Boh!”
L’altra domanda a cui non riesco a darmi una risposta è se in questi casi dovrei essere coerente fino in fondo e, senza pseudo pacifici tentativi, peraltro addirittura controproducenti, di rasserenare l’atmosfera non sarebbe meglio fare una liberatoria sbottata che esprime tutto il fastidio che in quel momento provo…
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