lunedì 18 febbraio 2008

DEJA VU

Io sono cresciuta nell’ambiente della parrocchia, un percorso simile a molti che come me abitano in provincia. Come dice la mia cara nonna in tipico dialetto brianzolo sono “vegnuda granda all’uratori”. All’oratorio, che nel mio paese ha un nome particolarmente evocativo: Agorà, ho assaporato i primi momenti di libertà, all’oratorio ho vissuto il primo amore (porca miseriaccia per adesso anche l’unico!), con l’oratorio ho trascorso le prime vacanze senza mamma e papà. Ricordo quei momenti con grande nostalgia. Sicuramente con quel luogo come sfondo ho vissuto uno dei periodi più felici della mia vita.

E’ arrivato un certo momento però in cui ho sentito il bisogno di andare alla ricerca della mia identità. Ne avevo abbastanza di tutte quelle idee che negli anni mi avevano inculcata, ma che guardandomi dentro non sentivo fino in fondo mie. Ho avvertito la necessità di diventare protagonista dei miei pensieri.

E’ da quel momento che sono in costante fase di ricerca. Mi sono resa conto di quanto sia difficile costruirsi come persona senza la logica del gruppo a farti da salvagente, ma anche che preferisco mille volte l’inquietudine di questo periodo che la frustrazione di seguire determinati comportamenti senza convinzione.  Ho capito anche che forse è più importante porsi delle domande che darsi una risposta. L’inquietudine della ricerca è vita, il piattume della falsa convinzione è un alibi rassicurante per non vivere fino in fondo.

Oggi non so rispondermi circa l’esistenza o meno di qualche Dio, magari da qualche parte esisterà anche, una risposta definitiva comunque non ce l’ho e forse non l’avrò mai. Di una cosa sono certa però: non sto dalla parte della chiesa come istituzione e difendo strenuamente la laicità dello Stato. Sono sicura che se avessi continuato a rimanere immersa nella mentalità oratoriana pre-confezionata avrei continuato a negare a me stessa ciò che pensavo veramente.

Oggi mio fratello ha quasi quindici anni e sta percorrendo, frequentando l’oratorio, il mio  stesso percorso di qualche anno fa. Qualcuno nella mia famiglia manifesta qualche segnale di insofferenza rispetto alla docilità con cui obbedisce agli obblighi, chiamiamoli così, della dottrina. Io sono convinta che debba continuare a fare quello che sente: lo rivedo e mi tornano in mente i miei quindici anni in quell’isola felice che si chiama Agorà. Arriverà anche per lui il momento del disincanto, per adesso è giusto così. 

2 commenti:

Angela ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Angela ha detto...

L'ho cancellato io per riscriverlo senza errori. Come è possibile che io posso cancellare i tuoi commenti?
Dicevo, ti linko nel mio blog!
Sei una persona meravigliosa perchè hai iniziato il cammino verso l'autenticità. Buona scrittura.
Angela