martedì 28 luglio 2009

LA LEI ZOPPICANTE

Ho visto donne che soffrono, donne maltrattate, donne ferite.

Ho visto donne deboli, che hanno bisogno di aiuto.

Ho visto madri pronte a difendere i propri figli a qualsiasi prezzo.

E poi ho visto donne che, assetate di giustizia, riescono a reagire e a ritornare ad amare, se stesse e la vita. Io, davanti a queste donne, mi sono inchinata. Le ho ammirate, a volte in disparte, a volte tuffandomi nella relazione con loro.

E’ la loro sete, sacrosanta e poco raramente insoddisfatta, il segnale del degenero. Loro, che dovrebbero essere il modello sociale sano da seguire, spesso sono costrette a portare avanti un’annosa ed estenuante lotta dall’esito tutt’altro che scontato.

In questo mezzo anno di lavoro ho constatato in prima persona quanto la giustizia italiana sia zoppicante, quanto questa non sia all’altezza di molte delle persone che la pretendono.

E’ malata la nostra giustizia, malata di burocratismo, malata di impersonalità e di formalismi.

Ha la stessa malattia del nostro paese: la superficialità, una vera e propria epidemia, che non solo è contagiosa, ma che rischia anche di danneggiare chi con fatica riesce a mantenersi immune.

Il vaccino temo che non esista. I mezzi per migliorare la situazione sì però, e io, per contribuire a ciò, voglio spendermi con tutte le energie che possiedo.  

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